Ugo Nasi ci racconta Ugo Nasi: biografia di uno scrittore

Ho l’enorme fortuna e l’onore di essere diventata amica di vari scrittori italiani. E devo dire grazie anche alla mia faccia di bronzo, ma non per quanto riguarda Ugo Nasi, che è stato uno dei primi ad aiutarmi a muovere i primi passi nel mondo della scrittura.

Ugo infatti è uno scrittore coi fiocchi, ma anche una persona di rara bellezza e so già che si sentirà in imbarazzo, perchè gli sto facendo una dichiarazione pubblica d’affetto. Diciamo le cose come stanno: ogni tanto lungo la strada si trovano, a patto di sapere guardare, piccoli tesori.

Io so guardare bene e ho trovato, tra gli altri, il mio amico Ugo.

L’altro giorno gli ho chiesto di scrivermi qualcosa su di lui, una autobiografia che ci dica chi è e come ha deciso di diventare uno scrittore, ed ecco cosa è venuto fuori:

“Marina Caserta mi ha chiesto di scrivere una mini-autobiografia per pubblicarla sul suo blog letterario. Facile a dirsi. Chissà perché ma mi ricorda quando da adolescente mi preparavo per l’interrogazione alle superiori e chiamato alla lavagna mi presentavo guardando spavaldo la professoressa come solo Clint Eastwood con Gian Maria Volontè in “Un pugno di Dollari”.

E quella disgraziata mi chiedeva con sadica nonchalance “Dimmi un argomento a piacere” e lì crollava miseramente ogni mia certezza, come l’impero romano d’occidente sotto i colpi di Odoacre.

Mini-autobiografia? Come si fa a scrivere una mini-autobiografia, accidenti.

Avrei tutto un mondo di cose dannatamente interessanti da dire e che qualcuno la fuori non vede l’ora di sentirmi raccontare. Che so? Di quando feci esplodere un petardo in classe e la maestra mi prese per le orecchie e mi portò dalla preside, per esempio.

O di quando in Marina Militare durante un’esercitazione, nel cuore della notte, mentre tutti quegli scemi si muovevano sul ponte, per far chissà che cosa poi, io mi infilai dentro una scialuppa di salvataggio e mi feci un pisolino di un paio di orette, anche se quegli zoticoni continuavano a starnazzare come anatre e mi rovinarono il sonno, my God!

O ancora quando per seguire una tipa che mi aveva guardato (ammiccante), mi infilai in un portone dove era entrata anche lei ma fui letteralmente sequestrato da una coppia di vecchietti che credevano che fossi l’idraulico e che mi fecero entrare a forza nella loro abitazione per obbligarmi a riparare i tubi di quell’accidenti di lavandino della cucina che perdeva (questa mia performance peraltro l’ho già scritta ne L’OMINO DELL’OLIVETTI).

Va beh, comunque vuoi una mia mini-autobiografia? Ci proverò.

Ehm… diciamo allora che agli albori della creazione del Pianeta abbandonai una promettente carriera come ricercatore chimico, e questo effettivamente oggi continua a tormentarmi come il più grande dei rimpianti.

Oddio, a ben vedere mi fermai agli esperimenti che facevo in bagno con provette e beute, quando avevo sei o sette anni con IL PICCOLO CHIMICO, e impestavo tutto l’ambiente con puzze nauseabonde di nitrito di zolfo, fosfato borico o qualcosa di simile, tanto che persino il gatto preferiva stare anche d’inverno sul balcone. Ma mi piace pensare che con il mio genio scientifico avrei potuto ritirare un giorno quel maledettissimo premio Nobel a Stoccolma, strappandolo dalle mani di quei vecchi bacucchi con i capelli azzurri che parlano solo inglese.

Ma le cose ahimè andarono diversamente.

Anche perché folgorato dai serial americani – e dal mio faro assoluto che è lo scrittore John Grisham – mi iscrissi entusiasta alla Facoltà di Giurisprudenza deciso a diventare un avvocato rampante, di quelli con il Rolex al polso (ma quello vero però, non quello farlocco che ti vendono sulla spiaggia) ed un impeccabile doppio petto di Armani oltre ad un’appariscente cravatta rossa. Uno di quelli che in una qualsiasi aula di Tribunale di una qualsiasi fottutissima Contea dello stato di New York è affiancato da avvenenti praticanti di Studio abbigliate in tailleur carta da zucchero che con vertiginosi tacchi a spillo e lunghissime ciglia che sbattono a ripetizione ogni qualvolta accenni anche uno sternuto sono lì apposta per poterti sentir gridare: “Mi oppongo vostro onore!”, oppure: “Mi appello al quinto emendamento. Faremo ricorso alla Corte Suprema”

Mica per altro.

E comunque sempre dalla parte dei più deboli, sia chiaro.

Oddio se poi si fossero presentati al mio Studio Bill Gates, Ivana Trump, George Clooney, Madonna, Paris Hilton, o quei poveracci dei Rockfellers… che faccio, li sbatto fuori?

Con tanta sofferenza nel cuore ma sì, avrei assistito anche loro poveretti, perché l’importante è che la giustizia trionfi.

Ma purtroppo avevo un unico impedimento che mi mise i bastoni tra le ruote. Conoscevo la lingua inglese come una vacca svizzera parla lo spagnolo. Certo, se mi trovassi a New York farei la mia porca figura, non lo nascondo. Perché comunque dispongo di un’invidiabile proprietà di linguaggio tipo “se buc is on de teibol” eccetera, eccetera. Ma il linguaggio giuridico è tutto un altro paio di mutande cara Marina e così l’impero romano d’occidente per me crollò una seconda volta, e Odoacre rise da dentro la tomba.

E così, senza arte e ne parte, decisi di fare lo scrittore.

Che poi… scrittore è una parola grossa. Diciamo che mi diverto, và.

Quello sì. Anche perché con questa “scusa” ho avuto modo di conoscere molta gente, e tutta simpatica. Ora, visto che devo parlare di libri, i miei libri, ti dirò che ne ho scritti quattro più uno. I quattro sono nell’ordine: LE PAGINE PERDUTE, IL DEPUTATO, ARCANA RUBRIS e L’ULTIMO AFFRESCO.

Il primo, il terzo e il quarto sono Thriller Storici e si occupano di antichi misteri ancora irrisolti e dove ci metto un po’ della mia fantasia. D’altronde la storia antica è sempre stata un mio pallino.

IL DEPUTATO invece è un Legal Thriller, e lì ovviamente gioco in casa, visto che volente o nolente sono e resto un avvocato (anche se ora mi dichiaro ufficialmente pentito e ho deciso di fare un lavoro onesto).

Quel “uno” che si discosta dagli altri quattro miei racconti è invece un romanzo breve dal titolo L’ULTIMA PALLA DEL MATCH ed è pubblicato solo in e-book. Rappresenta una sorta di mia biografia tennistica mentre sono alle prese con gente molto più forte di me e con una figlia adolescente che insieme al suo giovane maldestro (ma geniale) fidanzatino mi aiutano a scalare le vette del ranking degli “scarsoni”.

Una sorta di remake di “OPEN” di Andrè Agassi.

Se mi chiedi se ho mai fatto concorsi letterari, ti dico che no, non li ho mai fatti, tranne uno. Quello a cui partecipai con un mini giallo che si svolgeva al Foro Italico e che avrebbe premiato i primi dieci racconti classificati con l’ingresso gratis per tutto il torneo di tennis.

Se ci penso vedo ancora rosso come un toro inferocito perché nessuno mi comunicò l’esito finale, men che meno gli organizzatori o la Federazione Tennis, e così appresi solo molto tempo dopo che ero arrivato secondo.

Vabbè, poco male, tanto Fognini o Cecchinato non vinsero Roma, dunque sarebbe stata per me una settimana di lunghi imbarazzanti sbadigli.

Invece, se vuoi sapere cosa sto facendo ora, ti posso dire che sto promuovendo il mio nuovo Thriller Storico L’ULTIMO AFFRESCO che seppur uscito da pochissimo sta raggiungendo una classifica inimmaginabile nei Bestseller AMAZON di romanzi storici. Vuoi un aneddoto su questo libro? Eccolo… Quando lo pubblicai in segreto (circa un mese fa) misi come prezzo di copertina il valore di € 260,00 per scongiurare l’eventuale, avventato acquisto da parte di qualche lettore, visto che si trattava di una bozza.

Ma me lo chiese un blog letterario che voleva farne una recensione in anteprima.

Ci credi se ti dico che dovetti sudare le proverbiali quattro camicie  per poter sbloccare il prezzo?  (o forse le proverbiali camicie erano sette, ma chissenefrega)

A pensarci ora forse avrei potuto mantenere quel valore anziché scendere drasticamente ad € 15,50.

C’è chi dice che nella vita bisogna sempre puntare in alto, ma sono quelli che là fuori ne hanno sempre una da dire per tutti. Certo col senno di poi avrei potuto mirare al mercato degli Emirati Arabi, questo sì.

A quel prezzo nessuno sceicco avrebbe avuto nulla da dire e l’avrebbe senz’altro acquistato in quantità industriali per tutte le componenti dell’Harem. Quando si dice essere negato per gli affari, maledizione!

Ma meglio così, perché avrei dovuto trasferirmi a Dubai o in un’altra diavolo di capitale e non avrei avuto l’occasione di scrivere sul tuo blog.”

(Ugo Nasi)

Capito che cavallo di razza? leggete i suoi libri, andate alle sue presentazioni, se ne avete l’occasione. Io l’ho fatto e mi sono divertita

 

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